Mi sono trovato di recente a riaffrontare le basi della ricerca dello spazio, dello smarcamento sia in fase offensiva che in quella difensiva, accorgendomi quanto sia una materia sottovalutata soprattutto in ambito giovanile.
Allenando una Juniores, ragazzi dai 17 ai 21 anni, mi sono reso conto che spesso questi concetti base sono stati tralasciati durante la loro formazione tecnica o sono stati trattati in modo superficiale, comportando difficoltà nel continuare a costruire qualcosa che possa farli crescere tecnicamente.
Per ovviare a tutto questo ho deciso, diversamente da quello che sarebbe l’istinto umano, di non perdermi d’animo e di affrontare con loro questo e altri aspetti tecnici che non hanno mai approfondito.
Ho improvvisato spesso, inventato e anche copiato esercitazioni soprattutto con la palla e collettive che portassero all’obbiettivo: LA RICERCA DELLO SPAZIO.
Parlo di RICERCA e non di CONQUISTA perché secondo me sono due situazioni simili ma distinte che voglio trattare separatamente.
Secondo la mia esperienza personale ricerca dello spazio e smarcamento vanno a braccetto, anzi, spesso si identificano e comportano anche aspetti psicologici importanti.
Per esempio, se per smarcarmi ed essere utile al mio compagno che ha il possesso vado ad occupare uno spazio libero ma comunque circondato a distanza da avversari, so che mi prendo anche qualche rischio ma ho il coraggio di farlo.
Tuttavia vedo dai ragazzi fare scelte che spesso sfociano in sentimenti molto diversi.
Il primo fra tutti è quello dell’incoscienza intesa come “scelgo di fare una cosa senza riflettere e spesso sbaglio o mi va male”, mentre il secondo è dettato dal timore della perdita del possesso quindi non mi rendo disponibile al compagno portandolo a scegliere azioni conservative per mantenere il possesso e magari mettendolo anche in difficoltà.
La ricerca dello spazio deve essere una cultura da coltivare sin da piccoli perché è quello che permette di fare gioco di squadra, non necessariamente palleggio estremo o tiki-taka come direbbe qualcuno, ma consapevolezza che si lavora di più senza palla (e magari per aiutare il compagno che ha il possesso) che con la palla.
